Stanza 2: Cristina Amodeo, Illustratrice

Cristina Amodeo racconta come la sua produttività negli ultimi mesi sia aumentata esponenzialmente permettendole di lavorare su progetti nuovi ed entusiasmanti.

Cos’ha rappresentato la casa per te in questi mesi?
Ho da sempre un ottimo rapporto con la mia casa, l’ho arredata nel tempo con tanti elementi che mi rappresentano e che mi fanno sentire in armonia con gli spazi.
Nei mesi passati si sono comunque alternati momenti in cui ho vissuto la casa come un guscio a molti altri in cui ho percepito le pareti con fastidio epidermico. Fortunatamente vivo con due cani che mi permettono di prendere aria più volte al giorno, rigenerando la testa e ritrovando la concentrazione.

Dove affaccia la finestra dello studio/cucina?
Sia lo studio che la cucina affacciano su una piccola via tranquilla con abitanti dirimpettai molto discreti. In cucina c’è anche un balconcino che durante il mattino prende sole diretto, l’ideale per le numerose piantine che lo adornano, tra cui un gelsomino profumato, da poco fiorito, e tante piante grasse che mi danno grandi soddisfazioni.

Raccontaci del processo d’illustrazione: da dove nasce l’ispirazione?
Lavorando da casa e limitando gli stimoli del mondo esterno mi sono ritrovata, un pò intenzionalmente, un pò inconsciamente, a prendere ispirazione dagli elementi che mi circondano e su cui poso gli occhi tutti i giorni. Sono così apparsi nelle mie tavole un vaso di ceramica comprato anni fa a Faenza, la borsina della spesa prestatami da un’amica o ancora il portafrutta sudafricano che mi hanno regalato per Natale.
Concentro gran parte del mio lavoro sulla composizione e sull’equilibrio visivo dei pesi che costituiscono le mie immagini, aiutandomi con la scelta del colore.
Inizialmente realizzo delle bozze a matita molto confuse che in un secondo passaggio diventano estremamente precise e che saranno la traccia fedele sulla quale costruisco i miei collage.

Il lockdown ha influenzato il tuo processo creativo? Se sì, in che modo?
No, direi che il lockdown non abbia influenzato il mio processo creativo, quello che sicuramente ha fatto è stato accelerare la mia produttività che nell’ultimo periodo è stata piuttosto pigra. L’obbligo di stare in casa ha risvegliato la voglia di tenermi costantemente all’opera su diversi progetti, tanti dei quali iniziati senza una concreta finalità, ma utili per la mia ricerca su forme e colore.
È stata una reazione diametralmente opposta alla staticità coatta: riporre nel disegno le energie che ho inevitabilmente risparmiato sospendendo le attività fuori casa.

E in ultimo, come mai venti mele? E come ti è venuto il Martini?
Con la frutta invernale non ho un ottimo rapporto, fatta eccezione per i kiwi e le mele.
Così, già stufa dei kiwi, nella prima fase del lockdown mi sono ritrovata a comprare tantissime mele, salvo poi domandarmi come sarei riuscita a consumarle prima di farle invecchiare.
Ho perso il conto di quante torte e tortine, crumble, persino muffin vegani abbia fatto (e condiviso con amici vicini) nei mesi passati, ma l’equazione è stata: le mele stanno alla mia cucina come i gamberi a quella di Buba di Forrest Gump. Il Martini invece è l’unico alcolico di cui mi sia venuta voglia durante il lockdown, ma l’illustrazione realizzata mischia realtà e desiderio perché se è pur vero che l’ho bevuto, in casa manca un bicchiere appropriato per gustare il Martini con olive; bisognerà provvedere.