Stanza 3: Claudia Ferri, Fotografa

Claudia Ferri racconta quanto le piaccia vedere gli oggetti cambiare sotto una diversa luce, ecco perché ha deciso di scattare nel suo living “caleidoscopico”.

Cos’ha rappresentato la casa per te in questi mesi?
La casa si è imposta sulla mia routine, è stato il posto dove stare, il porto sicuro, l’approdo.

Come sono cambiate le tue abitudini in lockdown, questo ha influenzato il tuo processo creativo?
Tutta la prima parte della quarantena sono andata anche io in lockdown trovando molto tempo per riflettere, è stato un tempo in realtà sano. Dopodiché sono passata alla fase più attiva, ad una “creatività” più ampia: dal cibo all’acquerello.

Quali sono le ore del giorno in cui la casa è esposta al sole e cos’hanno rappresentato per te/ quali sono state le abitudini in questo spazio temporale?
Ahimè non è una casa luminosa, il piano non è alto inoltre è mono esposta, nonostante queste pecche la amo molto, piccola ma con un rigore d’eleganza regalata dai pavimenti Vecchia Milano, risulta per me molto accogliente, un bel posto dove stare, anche per lunghe giornate.
Standoci così assiduamente, come mai prima, ho scoperto e conosciuto le ore precise “d’oro” in cui il sole ci gira dentro: si affaccia prima in camera verso le 14 per arrivare in sala-cucina un’oretta dopo e fuggire del tutto via verso le 17, comunque è sempre in divenire, noto di settimana in settimana quanto il sole è sempre più alto e arrivi più radente negli spazi delle stanze. All'inizio il piccolo terrazzo della camera con i primi caldi è stato usato come vero e proprio solarium, praticamente ci ho svernato, ci pranzavo e poi mi ci sdraiavo, ogni giorno.
Dopodiché è diventato il mio angolo verde, dacché privo di piante ora numerosi vasi lo hanno reso ancora più stretto, ma vivo e colorato.

Quale stanza hai scelto per scattare e perchè?
Il soggiorno è diventato la sala pose della casa.
All’inizio ho trovato non poche difficoltà, lo spazio non è ampio, inoltre ci vivono poltrone, divani, mobili, come è giusto che sia, quindi qualsiasi inquadratura facessi c’era sempre qualcosa in campo che mi dava fastidio, allora sposta di qua sposta di là…Ho deciso questa stanza perché il fascio di luce dura di più e cambia e ad una certa ora riflette sul vetro della finestra che a sua volta riverbera sulla parete, praticamente la sala è diventata anche una “stanza caleidoscopio”.Per il lavoro di Borbonese, dopo vari esperimenti, ho deciso di fotografare tutto su un tavolino basso di legno con un piano di vetro, così da poter ottenere un punto di riflesso maggiore.

Cosa rappresenta la luce nelle tue fotografie?
Sappiamo bene che foto-grafia letteralmente significa “scrittura di luce”, dunque è la fonte indispensabile per ottenere un’immagine. Prediligo la luce naturale, mi piace vedere come cambiano le cose che la ricevono.

C’è un significato dietro alla frutta che hai scelto? C’è un motivo per cui una delle pere è tagliata a metà?
Non c’è un motivo preciso per cui ho scelto le pere. La routine solita del tavolino è quella di accogliere sul suo piano, oltre “quell’inutile necessario” come vasi e barattoli con fiori, anche telecomandi riviste e o cataloghi ed una ciotola, sempre piena di frutta.
Quando ho deciso che il tavolino sarebbe stato il mio “piano di battaglia” ho pensato di includerci anche alcuni di questi elementi che lo popolano. A disposizione quei giorni avevo albicocche, mele, kiwi noci e pere; è andata per le pere perché la forma mi divertiva di più, ed anche come dimensione, era il frutto che trovavo più appropriato in rapporto alla borsa.
Ad un certo punto giocando con le forme ho preso una pera che rotolava di continuo e l’ho tagliata, quando sono tornata dietro la camera, mi è piaciuto il paesaggio surrealista che ci ho visto. La pera non era più il frutto, ma giusto un oggetto, e quelle due metà poggiate su diversi piani erano delle forme che emergevano dalla superficie.